Ecografo, quale scegliere? Consigli per gli acquisti
L’ecografo è un dispositivo che acquisisce immagini di tessuti molli e flussi sanguigni, per mezzo di ultrasuoni, a scopi diagnostici, analizzando cioè lo stato degli organi interni del nostro corpo, alla ricerca di eventuali patologie da curare e/o monitorare.
Ogni laboratorio di analisi che si rispetti deve avere una stanza dedicata alle ecografie: come scegliere, però, l’ecografo giusto per le proprie esigenze?
Come scegliere l’ecografo giusto?
Innanzitutto, esistono diverse tipologie di macchinario: il B-Mode, detto anche Brightness Mode o modulazione di luminosità; l’M-Mode, detto anche Motion Mode; segue l’ecografia doppler a colori, che consente di esplorare i flussi sanguigni, sia nelle arterie che nelle vene; infine, l’elastografia, che può misurare la durezza di un tessuto.
Una volta valutata la tipologie, sarà opportuno scegliere l’ecografo sulla base della sua dimensione, del suo effettivo peso e della facilità di trasporto o spostamento – sempre a seconda delle specifiche esigenze. Molto importante e da non sottovalutare è la dimensione del monitor, così come la sua risoluzione: esistono, in commercio, sia schermi a colori che in bianco e nero, ma quello che conta è senza dubbio la risoluzione, cioè la fedeltà con cui certe immagini sono restituite e contribuiscono, quindi, all’analisi di eventuali patologie.
A cosa serve e come si utilizza un ecografo?
L’ecografo può essere utilizzato per acquisire immagini relative agli organi interni dei pazienti, fondamentali per indagare più a fondo sul rischio di eventuali patologie esistenti o pregresse. L’indagine è efficace in presenza di organi toracici, addominali, pelvici, muscoli o tendini, vasi sanguigni – o per effettuare screening neonatali.
Per effettuare queste indagini, è opportuno utilizzare un gel, che veicoli gli ultrasuoni sulla parte da esaminare. In questo modo, si riduce l’attrito tra pelle del paziente e macchinario ed è possibile andare più a fondo nell’analisi.

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